Mercoledì 16 gennaio - h. 21.30
Frà Dolcino
Il regista valdostano Gianluca Rossi proporrà il suo film "Frà Dolcino" prodotto nel 2007 da Korova (durata 60').
Un ritratto del frate mistico e
rivoluzionario, il cui ricordo e la cui testimonianza sono ancora vive
nella memoria delle popolazioni rurali delle Alpi.
Testimonanze, ricostruzioni e
analisi sono parte di un percorso che vuole essere, con evidenza,
apologetico. Un omaggio al pensiero libero di un anarchico
rivoluzionario.
Il
film, le cui musiche sono da Christian Thoma, è stato
proiettato, con le musiche originali di Christian Thoma composte per
l'occasione, il 1 agosto 2007 nella rassegna "Nuit Doc" di Aosta
Classica.
Venerdì 28
Dicembre 2007 - h.21,30 >>> Teatro
La
Torre Quadrata
con Lauretta
Cigolini e Paola
Zaramella
Si
stanno svolgendo le prove di uno spettacolo: una donna compie un rito
magico,
ha una grande maschera di fiori sul viso, trascina un drappo bianco che
contiene alcuni oggetti misteriosi, li dispone sulla scena, allestisce
un
rituale con acqua e fuoco per entrare in comunicazione con le energie
fondamentali della vita, poi danza con l’accompagnamento di
una musica
struggente. Un’altra donna, con un lungo abito bianco ed una
lampada in mano,
la spia da dietro le quinte, non vista dalla prima. Appena questa esce
di scena
ne approfitta per occuparla a sua volta. Si mette a raccontare una
storia
commovente: parla del fratello che viveva da solo in una torre, della
malattia
contagiosa che ha colpito tutta la sua famiglia. Si potrà
intuire solo alla
fine del racconto che la donna è un fantasma. Dopo
l’apparizione misteriosa il
palcoscenico viene di nuovo occupato dall’attrice in prova
che, senza essersi
accorta di nulla, prosegue il suo lavoro con leggerezza, come se fosse
un
gioco.
C’è
un’ultima apparizione che si presenta subito come un
fantasma: proviene
dall’oltretomba ma non è ancora pronto per il
cielo; un sogno non realizzato in
vita non gli dà pace e lo lega ancora alla terra,
costringendolo a vagare,
invisibile, tra gli uomini. Il rito del teatro gli permette di rendersi
visibile e di raccontare alcuni momenti del dramma che ha vissuto,
circa due
secoli fa, proprio nella città di Aosta, nella torre che lo
ospitava e che
porta ancora oggi il suo nome: “Torre del Lebbroso”.
Lo
spettacolo abbina la semplicità dell’allestimento
scenografico alla forza
evocativa del racconto di Xavier De Maistre e ad una scelta di stile
nettamente
antinaturalistica.
con il
patrocinio della Regione Autonoma Valle
d’Aosta
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"Stanca di guerra"
Di: Lella Costa, Alessandro Baricco, Sergio Ferrentino, Massimo Cirri
con la collaborazione di Piergiorgio Paterlini e Bruno Agostini
Si parla ancora di guerra, ma
questa
volta accompagnati da una grande artista italiana, Lella Costa, che da
molti anni alterna l'impegno teatrale con un costante impegno civile a
favore, soprattutto, di Emergency.
E' stato così un onore poter ospitare in occasione del
meeting
lo spettacolo "Stanca di guerra", un appassionato monologo che racconta
le mille forme della guerra, spesso incruente, a volte perfino salutari
e divertenti..


"I viaggi
perduti"
Il viaggio come memoria
Di
Luciano del Sette e Simona Cagnasso per Il Manifesto
Ci sono luoghi del pianeta che
sono diventati impossibili da visitare. O ad alto rischio. Alcuni siti
non
esistono più. Bosnia Erzegovina. Le guerre "minori", Libano.
Le
vittime innocenti, Iran. Le catastrofi della natura, Iraq. La guerra
totale,
Kurdistan. I senza patria, Afghanistan. Il fanatismo, Birmania. Le
dittature,
Ruanda. Il genocidio, Sahara. La dissoluzione di un mito, New York. Il
fanatismo, New Orleans. L'eterno
apartheid, Haiti. L'indifferenza del mondo, Pianeta. "I
delitti del
progresso" sono tredici luoghi emblematici, rappresentativi di
altrettanti
viaggi perduti, distrutti dalle guerre, dalla fame, dal nuovo
colonialismo,
dagli odi razziali, dal terrorismo, dal fanatismo,
dai disastri ecologici,
dall'imperialismo delle multinazionali,
da forme di turismo insensibili a culture e identità altre:
tutte destinazioni
di un viaggio inteso come memoria.
Per conservarne la memoria è nata
l'opera "I viaggi perduti", suoni immagini e parole, un'opera in dvd
e cd, esiti felici di un progetto ideato e curato da Luciano Del Sette,
Simona
Cagnasso, da tredici attori e da tredici musicisti, da giornalisti,
discografici e tecnici per i Materiali Musicali de Il Manifesto.
Ottanta minuti di suoni
immagini
e parole nel tentativo di difendere i viaggi perduti da un oltraggio
ancora più
grande della distruzione dei luoghi: la perdita della loro memoria.
A Torino, al Caffè Liber, lo scorso 9 ottobre si
è svolta
la seconda presentazione italiana del progetto, a cui seguiranno gli
appuntamenti di Napoli, Bologna e Firenze. Torino ha dato una grande
risposta
ha detto Luciano Del Sette ricordando l'apporto sostanziale di Simona
Cagnasso
con gli attori, del
Sermig - Arsenale
della pace - che ha dato gli studi di registrazione per incidere
l'Orchestra di
Porta Palazzo, di Gigi Venegoni che ha dato il suo studio, di Laura
Turino che
ha scritto e recitato un pezzo su New Orleans.
"Blows down on the
round" (Un vento dal sangue dolce) è il brano intenso e
struggente di
Maria Pia De Vito, scritto pensando al Ruanda, ha introdotto il
pubblico nel
viaggio attraverso i viaggi perduti proposto dall'omonimo progetto.
Michela Gesualdo, che si
occupa
della produzione musicale del Manifesto dal 1995 e che ha lavorato con
Luciano
del Sette a questo progetto ha dichiarato: "per noi del Manifesto
è un
progetto importantissimo perché racconta quello che la
stupidaggine umana, la
deficienza umana, ha creato e continua
a creare in certi luoghi del
mondo", ha presentato con un velo di
emozione, ma anche con un po' di giustificata rabbia, i viaggi perduti.
"Quello che posso raccontare e dire rispetto all'attività
del Manifesto è
che le parole scritte in questo testo (La terra scotta di Allegri, ndr)
e la
musica che lo accompagna danno veramente il sentimento di cosa vuol
dire per
noi mantenere ancora qui quei luoghi e quei corpi vivi e avere la
possibilità
di raccontarli. Forse la situazione è talmente irreversibile
che noi abbiamo
dato un segnale con questo progetto ma credo che non riusciremo mai ad
arrestare veramente quello che l'uomo riesce a distruggere nel nostro
pianeta".
Luciano Del Sette, ideatore e
curatore del progetto ha spiegato il significato dell'operazione. "Il
Manifesto ha fatto uno sforzo immenso su questa cosa: è
stato uno sforzo di
persone ed economico, anche molto grande: ci hanno creduto tutti. Un anno fa "abbiamo
cominciato al
tavolo di un posto storico del Manifesto, in piazza della Torretta,
chiacchierando a tavola": è lì che Luciano Del
Sette ha raccontato la sua
idea al Manifesto da subito concorde. "Raccontiamo una
realtà che ci
sfugge. Una grande parte delle geografie umane, culturali e fisiche
sono
completamente sparite", alcuni luoghi dove si poteva andare non sono
più
praticabili. Tredici luoghi, tredici geografie esemplificative di
altrettante
tragedie, sono stati presi come casi per esemplificare quello che
succede nel
mondo di tutti i giorni.
Luciano del Sette e Simona Cagnasso,
che ha curato il dvd, hanno
coinvolto
tredici attori e tredici musicisti chiedendo loro di interpretare i
luoghi
scelti raccontandoli, anche senza averli mai visti, con una traccia di
parole e
di suoni. "Abbiamo ricevuto una risposta assolutamente fantastica."
Infatti tutti gli artisti "hanno scritto, suonato, recitato, registrato
nelle ore e nei giorni più impensabili e impensati" come si
legge alla
fine del volume che raccoglie i testi contenuti nel cd.
Il senso del lavoro, ha detto Luciano Del Sette, è
mostrare queste realtà insieme alla volontà "di
restituire alle
generazioni più giovani il fatto che non potranno mai
più andare in questi
paesi. Questi paesi non esistono più. L'Afghanistan
sarà destinato ad essere
sempre, di qui a cento anni, un cumulo di macerie umane e culturali.
Però non
poter più andare in un posto non significa dimenticarlo. Se
pensiamo che oggi i
ragazzi che hanno diciotto anni quando è stato buttato
giù il ponte di Mostar
ne avevano tre, ricordare che il ponte di Mostar era un simbolo di
convivenza e
di civiltà, nelle infinite difficoltà, penso che
questo sia una cosa
estremamente importante. L'abbiamo messo in parole, l'abbiamo messo in
musica,
l'abbiamo messo in immagini. E questo è quello che vogliamo
farvi conoscere
questa sera".
"Noi dell'Orchestra di Porta
Palazzo abbiamo lavorato
su Haiti - ha raccontato Mauro Basilio - posto di cui noi sapevamo
pochissimo,
lo diciamo chiaramente, ma è in effetti il simbolo
dell'indifferenza. L'abbiamo
colto come simbolo dell'indifferenza del fatto che non siamo gli unici
a
saperne molto poco e del fatto che non ne giunge notizia. Noi abbiamo
lavorato
con un canto di sofferenza e di speranza in tre lingue: in swahili, in
edo e in
marocchino". "Sarkha" è il titolo di questo splendido brano
in
cui sofferenza e speranza si contaminano, dove la forza, la bellezza e
la
dolcezza del canto si fondono per comunicare il senso più
profondo del
messaggio che esprime l'orchestra di Porta Palazzo: "Non ci rassegniamo
alla guerra, alla fame, all'indifferenza, ma continuiamo a cercare la
libertà,
la pietà, e la convivenza. Crediamo nel valore di ogni vita
umana e continuiamo
a sperare nella fine di ogni sofferenza e di ogni ingiustizia".
Dal piacevole tramestìo del locale gremito si è
alzata a
quel punto la voce recitante di Eugenio Allegri col brano "La terra che
scotta" scritto con Susanna Teodoro, autrice dell'illustrazione di
copertina del cofanetto. "Ho visto le immagini che ha messo insieme
Simona, ho sentito gli altri attori, gli altri musicisti: è
una cosa che
ferisce profondamente questa. Le ferite, si sa, sono fatte per essere
rimarginate. Questa ferita credo che serva a tutti coloro che possono
vedere
queste immagini, sentire queste parole e queste musiche straordinarie,
abbiamo
appena sentito un pezzo bellissimo dell'orchestra di Porta Palazzo.
Penso che
aprire una ferita ponga poi il problema di chiuderla. Credo che questa
sia la
consegna che si passa chi compra questo dvd questo cd."
Le immagini proiettate sono il prodotto di una serie di
frammenti concessi da "Fuori Orario" di Enrico Ghezzi. Simona
Cagnasso ha effettuato il montaggio di questo breve video composto da
tredici
montaggi, ognuno dei quali è riferito ai tredici luoghi di
cui si parla e si
canta nel cofanetto. Le immagini sono state concesse dall'Archivio di
Rai3 di
Enrico Ghezzi, dall'archivio de LA7, da Radio for Peace e da Giovanna
Volonté
per le immagini inedite tratte dalle riprese dell'ultimo giorno di
lavoro di
Gian Maria Volonté ne "Lo sguardo di Ulisse" (To vlemma tou
Odyssea)
di Theo Angelopoulos, "Personalmente è stata un'esperienza
bellissima.
Lavorare con Il Manifesto è stato molto bello. È
raro in quest'ambiente
lavorare in condizioni così belle, così
stimolanti. Montare e riassumere in
tre-quattro minuti per ogni argomento situazioni così
drammatiche è
effettivamente molto difficile. Ci si pone domande che normalmente non
ci si
pone e forse si riflette un po' di più sul significato,
sull'uso delle immagini
e sulla potenza delle immagini". Gran parte del montaggio, ha ricordato
Simona Cagnasso, è merito di chi ha composto le musiche di
appoggio alle
immagini: il compositore romano Riccardo Cimino.
Imperdibile
Silvia Berruto
"L'isola deserta dei
carbonai"
Un
film di Andrea Fenoglio per la rassegna "EspaceMontagna"
Il film di
Andrea Fenoglio "L'isola deserta dei carbonai" ha aperto, lo scorso 20
settembre, "EspaceMontagna.
L'ambiente alpino a 360°" rassegna
di cinema, letteratura, musica dedicata alla montagna presentata
dall'Espace Populaire di Aosta a cura di Corrado Ferrarese.
L'obiettivo
principale e dichiarato di "EspaceMontagna" è conoscere, far
conoscere (ndr) e valorizzare, l'ambiente montano in ambito valdostano,
ma non solo.
La
proiezione del film del giovane regista cuneese Andrea Fenoglio, non
ancora trentenne è stata realizzata in collaborazione col "Cervino CineMountain" festival
internazionale del film di montagna giunto alla sua decima
edizione, ribattezzato nel 2007 ma fino all'anno scorso noto
come
"Cervino Film Festival". La formula è rimasta invariata: si
tratta di un "festival dei festival" che premia la filmografia di
montagna già premiata da altri festival.
Luisa
Montrosset, direttrice con Luca Bich del "Cervino CineMountain"
festival, ha presentato il regista vincitore con "L'isola deserta dei
carbonai" del "Premio Speciale" della giuria del X "Cervino
CineMountain" riconoscimento che si aggiunge al Premio della Giuria e
al Premio "Città di Imola" ottenuti al "Trento film
Festival"
2007.
Montrosset
ha sottolineato come l'elemento peculiare di Fenoglio sia "l'occhio
particolarmente delicato e attento per tutto quello che riguarda l'uomo
e la montagna in questo caso, ma non soltanto la montagna": si tratta
di un film di antropologia strutturale, o meglio "destrutturalizzata"
come sembrerebbe preferire il regista, che sta lavorando ad un progetto
su un documentario che ruota attorno alle testimonianze raccolte da
Nuto Revelli ne "Il mondo dei vinti" e ne "L'anello forte".
Andrea
Fenoglio ha introdotto filologicamente il film sottolineando come
l'opera sia nata per far conoscere il museo della carbonaia che si
trova sulle montagne del pinerolese e come il film sia costruito su tre
registri. Il primo è "un libretto di istruzioni su come si
fa
una carbonaia, il secondo analizza il territorio per come è
adesso e il terzo è la descrizione storico-sociale della Val
Lemina" e dell'esperienza contadina in generale: un'esperienza di
spopolamento che coinvolge non solo quella vallata ma è oggi
tipica,purtroppo, dell'ambito alpino tout court.
"La
Val Lemina era un luogo di grande produzione del carbone vegetale e in
questo film ci sono due vecchi, probabilmente gli ultimi due, che sanno
fare una carbonaia". Il mestiere del carbonaio si è estinto,
nel
nord Italia, nella seconda metà del Novecento. Il film
è
l'espressione della memoria, della cultura materiale conservata da
questi ultimi due ex professionisti del carbone. Il documentario fissa
le varie fasi di lavorazione di una carbonaia. Dai ricordi e dalla
narrazione del carbonaio protagonista, come si evince anche dalle
immagini, si conferma la realtà di un territorio
"desertificato"
in cui vi sono tracce di un passato in cui esisteva lo stanziamento
umano, ormai scomparso, ma di cui potrebbe essere possibile il ritorno.
"L'isola deserta dei carbonai" Italia, 2007,72 min. Regia di Andrea
Fenoglio; soggetto di Andrea Fenoglio e Piercarlo Manovella; fotografia
di Andrea Fenoglio e Sandro De Frino; musica di Gustav Mahler;
produzione Detour Audiovisivi
Silvia Berruto
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