
Prima un fatto personale, di nessuna rilevanza, ma che desidero sia esplicitato : per 40 anni, con tessera o meno, ho considerato la Sinistra come la mia casa.
Per senso soldatesco del dovere ( forse per masochismo) ne ho incassato soprusi, umiliazioni e ferite, negandone ostinatamente miserie e cialtronerie, che pure registravo chiaramente: “uso ad obbedir tacendo”, per citare il motto dell’Arma, una delle poche istituzioni serie di questo Paese di imbroglioni (Levi) e di nonni pettinati col pennarello, per impressionare le ragazzine.
Dopo le recenti europee mi considero sciolto da ogni impegno di fedeltà: quando tre sconsiderati, ciascuno con il 2,5 % dei suffragi, sapendo che lo sbarramento si trova al 4% riescono a presentarsi separati, qui siamo fuori dalla politica e dentro la disciplina clinica di Basaglia .
I capponi di Renzo? No, quelli di Marx!
Non voglio più dedicare il mio tempo ed il mio entusiasmo di fedele soldatino ottuso a generali che non sono strateghi, ma casi psichiatrici.
Curino presso il più vicino Sert il loro narcisismo e smettano di fare politica.
La falce e martello? Quando un soggetto ha bisogno di segni identitari forti, visibili e ossessivamente reiterati, ( bandiere, crocifissi, amuleti celtici , giaculatorie, inni, patois dei nonni ecc…), in genere vuol dire che la sua identità interiore è debole.
Che è solo un poveretto, spaventato dalle novità del mondo.
Di cretini identitari over 40 che si comportano come adolescenti con rosse bandiere al vento, T shirt di Guevara e “canne” in tasca, ne ho piene le balle.
Ognuno di noi vale per quello che opera, non per come si autodefinisce.
Elezioni valdostane: il Pd, che del Pci ha ereditato tutti i difetti e nessun pregio, ha rivissuto gli anni 70.
Di fronte alla novità della scissione della DC e alla nascita dei Democratici Popolari, molto più interessanti e progressisti dell’Union…..il Pci scelse di strangolare il neonato nella culla.
Fece cadere De Vecchi ad Aosta e Dujany alla Regione per rimettere in sella l’Union.
Più o meno alle europee è successo lo stesso, anche se riconosco che , nel merito, l’analogia è stiracchiata;
Il contenuto di pensiero del Galletto è infatti, per ora, sicuramente più limitato e generico dell’esperimento DP, che si alimentava del cattolicesimo democratico post concilio Vaticano II.
Quanto però al pensiero unionista del segretario Perron, esso rende impossibile ogni comparazione. Come definirlo? Criptico? Oppure, meglio, simile al dato della temperatura aostana nelle previsioni del tempo? “Non pervenuto”?
Qui però non interessa il confronto di merito tra posizioni dell’Union “official”e di quella “provisional” (arancioni e Renouveau), ma il riflesso condizionato del PD.
Di fronte ad ogni novità i discendenti del Pci valdostano, da buoni conservatori pavloviani, scelgono sempre il vecchio padrone.
Hanno rapporti di collaudato vassallaggio pluritrentennale con l’Union, hanno sperato che il Galletto avesse cantato una sola stagione, ora sono tornati a casa.
Penso che Donzel , per rimanere in piedi e battere Cofferati nelle preferenze ( !), abbia incassato i voti della corrente di Dino Vierin, che da sempre cannibalizza il personale della CGIl e della Sinistra .
La strategia dell’ex presidente è sempre identica, quella del cuculo: posare le sue uova nel nido degli altri e poi sloggiarli pian piano.
Dunque mi sembra che, in questa situazione, sia stato Vierin il vero segretario PD.
Nella decisione di Donzel di farsi miracolare dalle preferenze vieriniane, hanno poi enormemente pesato le prossime elezioni comunali di Aosta.
Secondo l’analisi di Alder Tonino, che attualmente ha influenza pesante nella segreteria Pd, se il partito viene cacciato dall’Esecutivo comunale aostano si rischia la sparizione dal panorama politico. E, agghiacciante prospettiva, in questo caso molti dirigenti Pd dovrebbero provare la inedita emozione di trovarsi un lavoro…..
Ironia della sorte, dopo lo spoglio dei voti è evidente che, con l’appoggio del Pd, la lista del Galletto avrebbe ora un seggio in Europa.
Obbiettivo, peraltro , che tutti i post veltroniani con la consueta onestà intellettuale hanno sempre detto di considerare “strategico”, un “diritto inalienabile” della “petite patrie” e via favoleggiando.
Ma la segreteria del PD valdostano, Dino Vierin, Alder Tonino e Raimondo Donzel, ha scelto di salvaguardare la presenza della casta Pd in Giunta ad Aosta.
Per questo il Pd è uscito dal Galletto.
Dunque Aosta batte Bruxelles, 1-0.
Prossima mossa toniniana fra qualche mese? Per catturare i voti dei fessi rossi rimasti senza rappresentanza, riesumare l’Ulivo: capacissimo di cantare “bandiera rossa”, se serve.