8.3.10

8 Marzo, festa delle donne: Omaggio e ricordo di Luigina Perotti e Gianna Siggia.


Giovedì 10 Marzo al cinema Corso, “l’ultima cordata del notaio” , spettacolo dei miei soci Roberto Contardo e Dino Carlino.
Dicono i due: “le storie si dimenticano se non riusciamo più a raccontarle”.
8 Marzo, festa delle donna, l’Entraide delle ancelle del President comunica all’Ansa che”l’Entraide, nata nel 1982, è la prima associazione femminile valdostana”.
Menteuses sans aucune pudeur!! L’Udi è nata in Valle nel 1948, e per lungo tempo la diressero due nobilissime figure come Luigina Perotti in Galli e Gianna Siggia.
Sinistra di merda, manco è capace di ricordare i suoi morti. Per forza poi produce gli ignavi napolitani…

28.2.10

In memoria di Gianni Barbieri


Dedico questo ricordo a Gianni Barbieri, in arte Guercino, giornalista e scrittore che ieri ci ha lasciati anzitempo. Una penna inimitabile, acuta, intelligente, ironica, mai banale: uno spirito libero, una schiena dritta.
Come tale, non apprezzato a sufficienza né dai suoi colleghi, fra i quali la categoria dei lecca-lecca sfiora la maggioranza assoluta, né dai lettori.
In un posto normale gli avrebbero dato il premio Willien…. ma il premio Willien non è normale.
Lo ricordo con i versi di un grande poeta, che purtroppo non sono riuscito a consegnargli in tempo: nessuno li merita più di lui.
Gli sia lieve la terra.


Agli amici

cari amici, qui dico amici
nel senso vasto della parola:
moglie, sorella, sodali, parenti,
compagne e compagni di scuola, persone viste una volta sola
o praticate per tutta la vita: purchè fra noi, per almeno un momento, sia stato teso un segmento,
una corda ben definita.

Dico per voi, compagni d'un cammino
folto, non privo di fatica,
e per voi pure, che avete perduto l'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
che mi leggi:ricorda il tempo,
prima che s'indurisse la cera,
quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
dell'amico incontrato per via;
in ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene e il male
in saggezza o in follia
ognuno stampato da ognuno.

Ora che il tempo urge da presso,
che le imprese sono finite,
a voi tutti l'augurio sommesso
che l'autunno sia lungo e mite


Primo Levi, 16 dicembre 1985

18.2.10

Presentazione del libro “Vaticano spa”.


In occasione dello sterminio della Consulta femminile da parte delle donne unioniste e dei berlusconiani, il consigliere Lattanzi ha avuto improvvide ed astiose parole verso l’Espace Populaire, la cui politica culturale è stata dipinta con toni tanto veementi quanto falsi.
La spregiudicata libertà delle nostre scelte ( ma la libertà è sempre spregiudicata!) è sotto gli occhi di tutti:
Noi abbiamo ospitato Pietro Ichino, non la Confindustria valdostana né i circoli Brambilla che, come il trucco, ci sono ma non si vedono
Stesso copione per la conferenza del giudice Stefano Dambruoso.
Quanto a Massimo Fini, stupendo biografo italiano di Nietsche e grande giornalista-scrittore alieno da ogni sinistrismo, anche in quell’occasione il popolo azzurro era altrove.
Forse tutti impegnati nella visione del GF, oppure nel consigliare ai pensionati di investire i risparmi in bond argentini.
Domenica 21 Febbraio avremo l’onore ed il piacere di ospitare un libro eccezionale, frutto di una magistrale inchiesta di Gianluigi Nuzzi, giornalista di Panorama ed ora di Libero: si tratta di “ Vaticano spa” che grazie alle edizioni Chiarelettere ha venduto 200.000 copie in tre mesi.
Munito di una inoppugnabile documentazione, l’autore dimostra che lo Ior, la banca vaticana, dopo la gestione Marcinkus non ha affatto cambiato rotta, continuando bellamente a riciclare e ripulire denaro sporco proveniente da tangenti e da organizzazioni criminali.
Il rinnovato potere clericale, non potendo smentire i documenti, ha però condannato all’ostracismo mediatico il libro, di cui ogni televisione non ha parlato.
Per fortuna la Destra valdostana non è solo fatta da clericali , da fascistoidi esaltati e da ultras berlusconisti: spero che domenica sera il pubblico dell’Espace sia numeroso, variopinto e bipartisan.
Chi l’ha detto che solo i giornalisti di Sinistra fanno buone inchieste?

19.12.09

La fiction dellAgnus Dei


Offro il mio dolore perchè l'amore vinca sull'odio".
Probabile che la fiction suggeritagli da Signorini, Ferrara e i suoi "spin doctors" sia nientepopodimeno quella dell'Agnus Dei, l'offerta del martirio e della sofferenza fisica per riscattare e vincere il male del mondo.
Crapapelada come il Nazareno? Si , ma più modesto, malgrado lui abbia vinto la Champion Ligue e il palestinese no......
La Chiesa ha niente da dire rispetto a queste buffonate?
Scelta temeraria quella dei suoi sceneggiatori: e se poi il maturo Venditore non ha imparato bene la parte?
Se durante la sacra funzione del sacrifizio gli scappa il suo consueto, signorile, "viva la figa"?

7.12.09

Referendum svizzero, cancellare i simboli visibili.


Il risultato del referendum svizzero contrario alla costruzione di minareti è’ inequivocabile : noi razzisti “democratici” siamo tolleranti ed aperti, crediamo che tutti gli uomini siano uguali di fronte a Dio. Non intendiamo negare il diritto alla preghiera, però siamo per i diritti differenziati.
Così voi musulmani pregate nei garage, noi nelle cattedrali.
La strategia dei razzisti non è più quella storica dei nazisti e fascisti di una volta: tranne che per pochi decerebrati, non è più tempo di santo manganello, olio di ricino e galera agli oppositori.
I razzisti si sono evoluti: la Lega pratica una strategia più insidiosa, quella del razzismo “democratico”.
Come dice il grande Furio Colombo, giornalista emerito, “il razzismo duro e puro oggi si ammanta di bonomia paesana”.
Un esempio? “ Noi svizzeri non vogliamo che i minareti turbino la purezza del nostro paesaggio. Abbiamo votato no per ragioni urbanistiche, noi siamo per la tradition urbanistica: c’erano prima i minareti? No? Allora faut garder la tradition….”
Cancellare i simboli visibili dell’altro : questo è il nocciolo della strategia del razzismo “democratico” praticato dalla Lega.
Se non vedi il minareto non ti senti a casa tua, rimani clandestino e precario in una parte dell’anima, perdi l’orgoglio della tua appartenenza: gli islamici si devono sempre sentire ospiti di passaggio, anche dopo 20-30 anni di soggiorno.
Quando la cittadinanza e i diritti democratici agli immigrati in Italia? Secondo Bossi, celta devoto al dio Po ma con la croce nell’odiato Tricolore, mai.
Per certi versi è una situazione di rimozione di simboli analoga a quella di casa nostra.
Durante la festa della Vda non si suona Mameli perchè si tratta di un segno, pubblico e visibile, di appartenenza alla Repubblica: dunque da abolire.
Un ingenuo penserebbe che in proposito la Pdl valdostana e il centrodestra, dato il loro Dna, siano intervenuti con forza.
Invece silenzio assoluto, a nessuno di loro interessa veramente l'inno.
E la Sinistra, notoriamente insensibile ai valori dell’unità nazionale, almeno difende i suoi simboli di parte?
Ad Aosta la targa di Gramsci è intitolata solo ad “Antoine” perché, francesizzando il nome di battesimo, si cancella un’appartenenza ed un’esperienza storica.
Gli italiani dunque, di Destra e di Sinistra, si sono facilmente lasciati cancellare in Vda dalla cultura della “secessione leggera”.
La resistenza, la dignità culturale e politica, non sono il loro forte.
Per fortuna degli islamici che lavorano come schiavi in Svizzera, il profeta Maometto, sempre sia lodato il suo nome, era di una pasta ben diversa dagli italianuzzi valdostani: aveva previsto i trucchi del razzismo “democratico” di stampo leghista.
Il Corano prevede che il fedele islamico possa pregare in ogni luogo. Dio si può raggiungere in ogni ambiente, senza ori, senza orpelli e senza fanfare.
Così buona preghiera ai nostri amici islamici svizzeri, “in nome di Allah il clemente, il misericordioso”.
A proposito: a quando la prima moschea in Aosta? A quando una legge regionale che dia agli immigrati il voto?
La prima impresa la potrebbe progettare l’architetto Alder Tonino, così avremmo anche l’accordo del Pd, che mi sembra particolarmente sensibile ai temi dell’edificabilità.
Quanto al voto e al tema dei diritti politici degli immigrati, non vedo ancora un Fini nel Pd valdostano.

12.11.09

Alex Glarey intervista Roberto Mancini

Proviamo a dare uno sguardo oltre il muro di Pont Saint Martin; cosa ne pensi, come addetto ai lavori, di questo nuovo giornale “Il Fatto Quotidiano” ?
Tutto il bene possibile per molteplici ragioni: in primis perché è un esperimento editoriale unico, in quanto per la prima volta dal 1861 appare un editore “puro”, talmente fiducioso nell’equilibrio del mercato e nel valore della concorrenza da rifiutare i finanziamenti pubblici.
In secundis il sostanziale consociativismo del PD col sistema berlusconista da circa 15 anni apre uno spazio politico-editoriale largo come un’autostrada, per chi voglia percorrerlo. L’opposizione è un valore democratico di sistema, l’inciucio un cancro.
Terza ragione: il giornale non si fa condizionare dalla lobby degli inserzionisti pubblicitari, che ormai interferiscono nell’agenda di ogni direttore. Punta a vivere di abbonamenti, non di rèclame di sarti per signora e signorini.

Cos’ha di diverso “Il Fatto Quotidiano” rispetto agli altri giornali e quelli valdostani in particolare ?
Credo di aver già risposto prima. La Vda? Tranne alcune lodevoli eccezioni, mi sembra che il giornalismo rossonero, anziché informazione in favore dei cittadini, si occupi piuttosto di marketing politico-turistico in favore dell’establishement.
E’ il giornalismo di Bossi : “descrivere il territorio”, come pudicamente si dice. Ossia fare da addetti stampa di riserva gli assessori, privilegiare la comunicazione istituzionale. Che non è informazione.

Tu conosci alcuni dei collaboratori di questo giornale, che tra l’altro sono stati anche ospiti dell’Espace. Cosa pensi li abbia convinti ad intraprendere questa avventura ?
In alcuni casi parlo di amici, quindi fate la tara al mio entusiasmo. Valori ormai desueti e irrisi quali il rispetto e l’amore per la propria professione, per la libertà di espressione. Poi metteteci anche la dignità professionale e l’ amore del rischio.
Essere cittadini decenti nella post-Italia berlusconista e leghista è difficile. Fare decentemente il giornalista, quasi impossibile . Però alcuni ci provano. Non tutto è “mercato”.

Una delle caratteristiche di questo giornale è la memoria giudiziaria, e non solo, rispetto ad importanti vicende che hanno scosso il paese. La stessa cosa non si può dire per la nostra stampa. Se prendo il caso della recente nomina di Milanesio, vedo che i media si limitano a dire che si trattava di un personaggio discusso, ma non c’è nessuno che gli “legge la vita”. Hai voglia di farlo tu, in maniera sintetica, per i nostri cinque lettori ?
Bruno Milanesio, socialista, negli anni 70 viene condannato come assessore regionale al Turismo per la speculazione dell’Alpila, che lo rese carcerato e ricco. Nel craxismo, portato al potere impedendo il compromesso storico con una “guerra a bassa intensità” iniziata con piazza Fontana, con buona pace di Veltroni non era presente alcuna spinta riformatrice della società: solo l’impulso di liberalizzare il furto.
Nella corte di re Bettino l’indifferenza verso la questione morale era assoluta, come di lì a poco dimostrerà Mani Pulite. Il socialismo valdostano non faceva eccezione.
Però non mi piace inchiodare la gente al passato: non so se nel frattempo Milanesio sia cambiato. Certamente sono mutati i valdostani, la cui indifferenza verso la questione morale è analoga a quella delle termiti craxiste. Dov’è finito il fiero popolo montanaro, sobrio ed austero, di cui parla la propaganda rossonera? Milanesio fu un precursore.


Per la Vallée è fondamentale uscire dall’attuale localismo, e questo è possibile anche ricordando al resto dell’Italia che la Valle d’Aosta ne è parte. C’è la speranza che “il Fatto Quotidiano” si occupi della nostra regione, magari collaborando con quei pochi professionisti valdostani, degni di tale nome ?Mah, ho ricevuto proposte in tal senso da Nuccio Ciconte, redattore capo: chiaro che ne sono lusingato, al Fatto Quotidiano la selezione del personale è rigidissima e io sono un vecchio pincopallo di provincia.
L’idea sarebbe quella di raccontare al Paese questa repubblichetta in cui , grazie al leghismo dell’Union, da tempo la Repubblica è morta nelle coscienze. Insomma una cronaca dalla post Italia.
Certo, farsi largo tra colleghi della statura di Massimo Fini o di Luca Telese mi fa tremare la penna.
Però, con l’umiltà del caso, ci proverò.

2.11.09

Democrazia e diritti di fronte alla sfida dei poteri criminali in Mexico e in America Latina


All’università valdostana, "democrazia e diritti di fronte alla sfida dei poteri criminali in Mexico e in America Latina".


Il professor Ermanno Vitale, docente di filosofia politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'ateneo valdostano, ha organizzato un'interessante iniziativa:
Giovedì 5 novembre, h 17,30 presso l'aula magna della sede centrale, ( via Cappuccini),
il prof Pedro Salazar, dell'università nazionale autonoma del Mexico, terrà una conferenza sul tema:
"democrazia e diritti di fronte alla sfida dei poteri criminali in Mexico e in America Latina".

Credo che tutti i soci Arci e Libera debbano essere interessati e partecipi, visto che siamo l'unica organizzazione italiana che, da tempo, denuncia come in almeno tre regioni italiane (Sicilia, Campania, Calabria) le mafie controllino economia e politica sostituendosi allo Stato.

Spero dunque che tutti ci mobilitiamo per assicurare alla serata il rilievo che merita.
Non si tratta solo di attenzione verso un'intelligente iniziativa, ma di rispondere concretamente ai segnali di interesse verso il nostro lavoro culturale che provengono dall'Ateneo valdostano.
Vi chiedo dunque di diffondere l'invito il più largamente possibile.

22.6.09

Un libro per sfatare le menzogne localiste e micro-nazionaliste sulla storia della VDA: “Il cammino della speranza" di Sandro Rinauro.

Ci meritiamo una storia migliore, sia in Valle che in Italia, da sempre Paese di menzogne e misteri irrisolti. Per la mancanza di memoria storica si paga un prezzo morale e politico altissimo, l’anima del popolo imputridisce, al posto della libera cultura degli intellettuali si impone il conformismo dei servi e degli agiografi da Apt.
Quando la cultura non è libera, tutta la comunità imputridisce.
Come piccolo contributo alla discussione sulla storia recente della Vda, mi permetto di consigliare ai lettori il volume di Sandro Rinauro “il cammino della speranza, storia dell’emigrazione clandestina nel secondo dopoguerra”, edizioni Einaudi.
Ho evidenziato alcune pagine, che pubblichiamo a parte :173-174-176-177. Il titolo del capitolo 4 appartiene all’autore, quello dedicato all’Abbè Petigat a me.
Mi sono permesso di sottolineare in neretto le affermazioni dello storico a mio avviso più rilevanti dal punto di vista politico, magari meritevoli di commento contemporaneo.
Tenetevi forte e buona lettura!

4. I valdostani e la «servitù della gleba» tra le cause della clandestinità (Pag 173).
“Ad ogni modo tra il 1945 e il principio del 1946, la maggioran¬za dei clandestini italiani era rappresentata dai valdostani i quali, giunti sin dalla fine della guerra spacciandosi alla frontiera in buona o cattiva fede come favorevoli all'annessione della Valle d'Aosta alla Francia, venivano immediatamente accolti dalle autorità transalpine come «rifugiati politici», regolarizzati con carte di soggiorno che, a dispetto delle proteste di Roma, riportavano la dizione «ressortissant valdotain» in luogo dell'indicazione della nazionalità italiana, e collocati al lavoro nella dichiarata convinzione che fossero «italiani di nazionalità ma francesi di cuore e di lingua» e che la Val d'Aosta non fosse altro che «il prolungamen¬to in Italia della valle francese della Tarentaise».
Di certo la consuetudine degli emigranti valdostani con la Francia era radicata, ma l'opinione dell'INED secondo cui per loro «il confine non è che una linea politica teorica» poiché «di fatto, ogni Valdostano considera la Francia come la propria patria d'elezione», era più che altro il retaggio delle mire annessioniste di Parigi sulla regione". Com'è noto, proprio tali mire indussero l'esercito francese a occupare la Valle e parte del Piemonte tra aprile e luglio 1945 per poi ritirarsi a seguito delle insistenti minacce americane", e dunque la spiccata predilezione e l'accoglienza riservate dalle autorità transalpine ai presunti profughi valdostani intendevano rafforzare la propaganda annessionista intrapresa da Parigi tra i comuni italiani delle zone di frontiera. Inoltre l'«assimilabilità» dei valdostani a parere di Parigi era confortata dalla comunanza di lingua e dal fatto che molti dei clandestini valdostani avevano già lavorato oltralpe prima della guerra, conoscevano già i loro attuai datori di lavoro, dai quali erano chiamati nominalmente, e davano quindi garanzia di rapido e valido assorbimento nel mercato dei lavoro transalpino.
Di fatto alcune migliaia di clandestini valdostani si erano già rifugiate in Francia al momento dell'aggressione italiana del io giugno 1940, anche se successivamente le autorità fasciste d'occupazione nel Sudest li avevano costretti a rimpatriare provocando importanti carenze di manodopera. Numerosi di quelli rimasti oltralpe avevano partecipato alla lotta partigiana nell'alta valle della Tarentaise contro i tedeschi in ritirata verso l'Italia, ciò che per Parigi dimostrava i loro «sentimenti di fedele attaccamento alla Francia».
In altri casi i clandestini valdostani dell’immediato secondo dopoguerra erano individui che avevano manifestato troppo apertamente il loro fervore annessionista durante l'occupazione francese della Valle d'Aosta e ora a parere di Parigi erano costretti a fuggire l'ostilità dei valdostani autonomi,quelli fedeli al centralismo romano. Infine non mancavano i fascisti in fuga che le autorità transalpine tentavano di individuare con l'aiuto di informatori italiani e delle autorità militari francesi in Italia e quindi di escludere dall'accoglienza. Tuttavia ben presto Parigi comprese che per la maggior parte i clandestini valdostani erano solo disoccupati in cerca di lavoro, come testimoniava anche il fatto che a volte erano gli stessi imprenditori francesi che venivano a reclutarli illegalmente in VDA”.

L’Abbè Petitgat: i lavoratori valdostani non sono italiani e devono essere privilegiati. Al massimo possono spiare gli altri italiani (pag 177).
“La più lucida denuncia della radicale limitazione della libertà personale che suscitava tali conseguenze fu presentata alla CGT e alle autorità francesi in quei primi mesi d'intensa immigrazione illegale dal più autorevole rappresentante della comunità valdostana in Francia, l'abate Augusto Petitgat che, valdostano e di nazicnalità italiana, era stato perseguitato dal regime fascista per la sua costante propaganda a favore dell'annessione della Valle alla Francia, e che sin dall'entre-deux-guerres dirigeva a Parigi l'asso¬ciazione dei valdostani di Francia, il «Secrétariat Valdotain», e il suo organo, «La Vallèe d'Aoste», soppresso durante l'occupazione tedesca e rinato alla fine del 1944 come «Bulletin de la Vallèe 'Aoste».
Petitgat protestava contro la sottomissione dei clandestini valdostani alla «residenza forzata» e ai datori di la¬voro assegnati d'imperio dalle autorità e lamentava che tali imposizioni costituissero una vera e propria «costrizione del corpo e del luogo» che faceva sentire i valdostani letteralmente «attaccati alla gleba o al loro padrone»; riteneva, anzi, che tali costrizioni fossero contrarie sia alle leggi francesi, che a suo dire non prevedevano la residenza coatta per lo status d'immigrato, «sia ai diritti umani del lavoratore»;
Chiedeva quindi che in virtù del loro attaccamento alla Francia, il trattamento riservato ai valdostani fosse prvilegiato rispetto a quello riservato agli altri clandestini italiani e che fosse loro concessa «la libera circolazione e la lìbertà di lasciare il padrone alla scadenza del loro contratto», il diritto di entrare in Francia senza i visti previsti per gli altri stranieri e il «permesso di cercare il lavoro secondo le loro attitudini e le condizioni del mercato del lavoro in Francia».
Quanto ai numerosi clandestini delle altre regioni italiane, specialmente piemontesi e veneti, che per godere della benevolenza francese si spacciavano per valdostani, Petitgat chiedeva che la polizia di frontiera si giovasse dell'aiuto degli stessi valdostani per individuarli ed escluderli dal trattamento di favore concesso a questi ultimi".
Per tutta risposta, le autorità transalpine intrapresero indagini sul Petitgat sospettandolo di essere il promotore dell'immigrazione illegale dei valdostani a Parigi, ma ad ogni modo, al di là della sua malizia nei confronti degli «altri» italiani, Petitgat aveva denunciato quella che sarebbe stata poi sempre una delle maggiori cause dello stato di clandestinità e di irregolarità degli stranieri, ovvero quella <>, per parafrasare il suo dire, che non era riservata solo ai clandestini, ma che l'ordinanza del 2 novembre 1945 imponeva agli stessi immigrati regolari e che li obbligava o a entrare clandestinamente per sottrarsi alla residenza e al luogo di lavoro impostigli dal reclutamento dell'ONI….”

10.6.09

Commiato dai capponi di Marx, ma vince ancora la strategia del cuculo di Vierin: Comune di Aosta batte Bruxelles 1-0.


Prima un fatto personale, di nessuna rilevanza, ma che desidero sia esplicitato : per 40 anni, con tessera o meno, ho considerato la Sinistra come la mia casa.
Per senso soldatesco del dovere ( forse per masochismo) ne ho incassato soprusi, umiliazioni e ferite, negandone ostinatamente miserie e cialtronerie, che pure registravo chiaramente: “uso ad obbedir tacendo”, per citare il motto dell’Arma, una delle poche istituzioni serie di questo Paese di imbroglioni (Levi) e di nonni pettinati col pennarello, per impressionare le ragazzine.
Dopo le recenti europee mi considero sciolto da ogni impegno di fedeltà: quando tre sconsiderati, ciascuno con il 2,5 % dei suffragi, sapendo che lo sbarramento si trova al 4% riescono a presentarsi separati, qui siamo fuori dalla politica e dentro la disciplina clinica di Basaglia .
I capponi di Renzo? No, quelli di Marx!
Non voglio più dedicare il mio tempo ed il mio entusiasmo di fedele soldatino ottuso a generali che non sono strateghi, ma casi psichiatrici.
Curino presso il più vicino Sert il loro narcisismo e smettano di fare politica.
La falce e martello? Quando un soggetto ha bisogno di segni identitari forti, visibili e ossessivamente reiterati, ( bandiere, crocifissi, amuleti celtici , giaculatorie, inni, patois dei nonni ecc…), in genere vuol dire che la sua identità interiore è debole.
Che è solo un poveretto, spaventato dalle novità del mondo.
Di cretini identitari over 40 che si comportano come adolescenti con rosse bandiere al vento, T shirt di Guevara e “canne” in tasca, ne ho piene le balle.
Ognuno di noi vale per quello che opera, non per come si autodefinisce.
Elezioni valdostane: il Pd, che del Pci ha ereditato tutti i difetti e nessun pregio, ha rivissuto gli anni 70.
Di fronte alla novità della scissione della DC e alla nascita dei Democratici Popolari, molto più interessanti e progressisti dell’Union…..il Pci scelse di strangolare il neonato nella culla.
Fece cadere De Vecchi ad Aosta e Dujany alla Regione per rimettere in sella l’Union.
Più o meno alle europee è successo lo stesso, anche se riconosco che , nel merito, l’analogia è stiracchiata;
Il contenuto di pensiero del Galletto è infatti, per ora, sicuramente più limitato e generico dell’esperimento DP, che si alimentava del cattolicesimo democratico post concilio Vaticano II.
Quanto però al pensiero unionista del segretario Perron, esso rende impossibile ogni comparazione. Come definirlo? Criptico? Oppure, meglio, simile al dato della temperatura aostana nelle previsioni del tempo? “Non pervenuto”?
Qui però non interessa il confronto di merito tra posizioni dell’Union “official”e di quella “provisional” (arancioni e Renouveau), ma il riflesso condizionato del PD.
Di fronte ad ogni novità i discendenti del Pci valdostano, da buoni conservatori pavloviani, scelgono sempre il vecchio padrone.
Hanno rapporti di collaudato vassallaggio pluritrentennale con l’Union, hanno sperato che il Galletto avesse cantato una sola stagione, ora sono tornati a casa.
Penso che Donzel , per rimanere in piedi e battere Cofferati nelle preferenze ( !), abbia incassato i voti della corrente di Dino Vierin, che da sempre cannibalizza il personale della CGIl e della Sinistra .
La strategia dell’ex presidente è sempre identica, quella del cuculo: posare le sue uova nel nido degli altri e poi sloggiarli pian piano.
Dunque mi sembra che, in questa situazione, sia stato Vierin il vero segretario PD.
Nella decisione di Donzel di farsi miracolare dalle preferenze vieriniane, hanno poi enormemente pesato le prossime elezioni comunali di Aosta.
Secondo l’analisi di Alder Tonino, che attualmente ha influenza pesante nella segreteria Pd, se il partito viene cacciato dall’Esecutivo comunale aostano si rischia la sparizione dal panorama politico. E, agghiacciante prospettiva, in questo caso molti dirigenti Pd dovrebbero provare la inedita emozione di trovarsi un lavoro…..
Ironia della sorte, dopo lo spoglio dei voti è evidente che, con l’appoggio del Pd, la lista del Galletto avrebbe ora un seggio in Europa.
Obbiettivo, peraltro , che tutti i post veltroniani con la consueta onestà intellettuale hanno sempre detto di considerare “strategico”, un “diritto inalienabile” della “petite patrie” e via favoleggiando.
Ma la segreteria del PD valdostano, Dino Vierin, Alder Tonino e Raimondo Donzel, ha scelto di salvaguardare la presenza della casta Pd in Giunta ad Aosta.
Per questo il Pd è uscito dal Galletto.
Dunque Aosta batte Bruxelles, 1-0.
Prossima mossa toniniana fra qualche mese? Per catturare i voti dei fessi rossi rimasti senza rappresentanza, riesumare l’Ulivo: capacissimo di cantare “bandiera rossa”, se serve.

24.5.09

Salviamo la sede della società di mutuo soccorso di Pont


Sono assolutamente d’accordo con l’allarme lanciato da Romano dell’Aquila dalle pagine della Stampa.
È necessario mobilitarsi per salvare dalla demolizione la sede della gloriosa società di mutuo soccorso di Pont. Non si tratta di archeologia, ma di politica: chi conserva la nobiltà delle proprie radici politico-culturali si legittima anche nella società contemporanea.
Adesso che il muro di Wall Street, la favola del libero mercato dei monetaristi di Chicago e quella dello sviluppo senza fine dei manager alla cocaina è finita , adesso che persino gli Usa scoprono lo stato sociale, è bene che ognuno faccia i conti con la propria storia.
E’ all’interno del mondo operaio e della Sinistra che nascono e si sviluppano le prime idee di solidarietà, di mutuo soccorso.
Il mondo contadino? E’sede e custode della “tradition”, e dunque considera giusti gli assetti sociali dell’Ancien Régime: il padre-padrone, il lavoro minorile, le giornate lavorative di 18 ore, la schiavitù femminile, le streghe, il governo dei preti. Nessuna idea accolta dalle moderne società democratiche nasce dal pensiero contadino. Non la libertà di stampa, non il pluralismo politico, non la libertà di coscienza , non la rappresentanza tramite voto.
Il primo abbozzo di moderno stato sociale nasce con le ottocentesche società di mutuo soccorso..
Le prime idee socialiste, quelle che Craxi dilapiderà un secolo dopo, sono nobili e condivisibili. Nascono dal seno delle gente della fabbriche, quegli operai che tanto hanno dato alla storia politica ed alla crescita sociale del nostro paese.
Dunque la società di mutuo soccorso di Pont è un gioiello di famiglia della Sinistra, anche di quella attuale, sinistrata in mille rivoli, patetici e suicidi nel loro autolesionismo: è una testimonianza, un pezzo della nostra anima, una “racine” cui non bisogna rinunciare.
Salviamola, noi dal cuore rosso che non si vergogna di battere ancora: in un colpo solo possiamo contemporaneamente rispettare la storia ed anche noi stessi. Non succede spesso in Italia, in Vda quasi mai.
Non voglio che fra qualche anno si legga, sui soliti manualetti di propaganda unionista mascherati da libri di storia, che l’autonomia è stata fondata da Chanoux, l’aspirina è stata scoperta da Chanoux, lo stato sociale inventato da Chanoux, i diritti sindacali difesi da Chanoux e la legge sul lavoro minorile è stata scritta da Cerlogne.
Non lasciamoci togliere anche la dignità storica, visto che quella politica ce la siamo giocata da soli.