1.4.10

Cari amici piemontesi, da oggi siete valdostani pure voi


Piemontesi, benvenuti in valle d'Aosta: il ridotto alpino della Padania, che da oggi esiste ufficialmente, vi accoglie con calore.
Un pensiero reverente agli amici torinesi che, con l'eccezione di questo giornale, sempre hanno considerato i fenomeni valdostani con la puzzetta sotto il naso, da veri cittadini evoluti che non si occupano di remote, oscure vallate.
Così, mentre i fessi pensavano alla Valle solo in termini turistico-gastronomici (ah il gusto della fontina! Ah il profumo del lardo!), in Valle andava in onda il futuro politico della Padania, ed ora anche del Piemonte.
Nessun dirigente del centrosinistra ha avuto l'umiltà intellettuale e lo scrupolo professionale di esaminare i processi politici che purtroppo hanno fatto della Valle un laboratorio di avanguardia.
Qui viviamo da anni nella post-Italia, quella che ora Bossi chiederà a gran voce, inserendo nello Statuto Veneto il diritto alla secessione.
Si accettano scommesse: il prossimo slogan leghista sarà "il diritto all'autodeterminazione dei popoli".
Ma qui in Valle se ne parla tranquillamente in Consiglio regionale da 30 anni. I nostri parlamentari da sempre ipotizzano la "natura pattizia" dei rapporti tra Stato e Regione.
La Costituzione? Merda octroyéé (cioè concessa), dunque da disprezzare in quanto non sancisce l'uguaglianza fra i due popoli, italiano e valdostano.

Talvolta può succedere che il futuro vada in scena persino lontano da piazza Castello.
Il che ci porta alla prima considerazione: le nomenklature nazionali del centrosinistra sono drammaticamente romano-centriche.Quelle torinesi, torino-centriche. Quello che succede nelle campagne non interessa nessuno.
Salvo poi scoprire che la Lega, allieva dell'Union valdostane di cui ha copiato principi, metodi, linguaggi e slogan, è movimento contadino-popolare. Sono le campagne, intese come provincia non cittadina, che assediano le città.
Con la loro cultura rozza, sostanziata di diffidenza anti-urbana: nelle città c'è il disordine, gli stranieri, il kaos, lo sradicamento.Qui da noi ci conosciamo tutti, ci lega il dialetto, se arriva un forestiero lo controlliamo notte e giorno.
Cosa succederà ora? Sul piano culturale, cari amici piemontesi, vi valdostanizzeranno con alcune parole cui i babbei della Sinistra abboccheranno immediatamente: "valorizzazione delle diversità, lingua e cultura identitaria, radici."

Dosi massicce di dialetto ( che male c'è?E' un arricchimento, sentenzierà la sinistra fessa...), balli popolari e tradizionali, simboli ossessivi di identità branditi come corpi contundenti: occhio alla famija turineisa e ai programmi scolastici.
Ma avremo modo di parlarne nei lunghi anni di Resistenza che ci aspettano. Per favore, venite in Valle a studiare il leghismo e le sue tattiche. Di sciatori come Violante ne abbiamo già abbastanza.