Alex Glarey intervista Roberto Mancini
Proviamo a dare uno sguardo oltre il muro di Pont Saint Martin; cosa ne pensi, come addetto ai lavori, di questo nuovo giornale “Il Fatto Quotidiano” ?
Tutto il bene possibile per molteplici ragioni: in primis perché è un esperimento editoriale unico, in quanto per la prima volta dal 1861 appare un editore “puro”, talmente fiducioso nell’equilibrio del mercato e nel valore della concorrenza da rifiutare i finanziamenti pubblici.
In secundis il sostanziale consociativismo del PD col sistema berlusconista da circa 15 anni apre uno spazio politico-editoriale largo come un’autostrada, per chi voglia percorrerlo. L’opposizione è un valore democratico di sistema, l’inciucio un cancro.
Terza ragione: il giornale non si fa condizionare dalla lobby degli inserzionisti pubblicitari, che ormai interferiscono nell’agenda di ogni direttore. Punta a vivere di abbonamenti, non di rèclame di sarti per signora e signorini.
Cos’ha di diverso “Il Fatto Quotidiano” rispetto agli altri giornali e quelli valdostani in particolare ?
Credo di aver già risposto prima. La Vda? Tranne alcune lodevoli eccezioni, mi sembra che il giornalismo rossonero, anziché informazione in favore dei cittadini, si occupi piuttosto di marketing politico-turistico in favore dell’establishement.
E’ il giornalismo di Bossi : “descrivere il territorio”, come pudicamente si dice. Ossia fare da addetti stampa di riserva gli assessori, privilegiare la comunicazione istituzionale. Che non è informazione.
Tu conosci alcuni dei collaboratori di questo giornale, che tra l’altro sono stati anche ospiti dell’Espace. Cosa pensi li abbia convinti ad intraprendere questa avventura ?
In alcuni casi parlo di amici, quindi fate la tara al mio entusiasmo. Valori ormai desueti e irrisi quali il rispetto e l’amore per la propria professione, per la libertà di espressione. Poi metteteci anche la dignità professionale e l’ amore del rischio.
Essere cittadini decenti nella post-Italia berlusconista e leghista è difficile. Fare decentemente il giornalista, quasi impossibile . Però alcuni ci provano. Non tutto è “mercato”.
Una delle caratteristiche di questo giornale è la memoria giudiziaria, e non solo, rispetto ad importanti vicende che hanno scosso il paese. La stessa cosa non si può dire per la nostra stampa. Se prendo il caso della recente nomina di Milanesio, vedo che i media si limitano a dire che si trattava di un personaggio discusso, ma non c’è nessuno che gli “legge la vita”. Hai voglia di farlo tu, in maniera sintetica, per i nostri cinque lettori ?
Bruno Milanesio, socialista, negli anni 70 viene condannato come assessore regionale al Turismo per la speculazione dell’Alpila, che lo rese carcerato e ricco. Nel craxismo, portato al potere impedendo il compromesso storico con una “guerra a bassa intensità” iniziata con piazza Fontana, con buona pace di Veltroni non era presente alcuna spinta riformatrice della società: solo l’impulso di liberalizzare il furto.
Nella corte di re Bettino l’indifferenza verso la questione morale era assoluta, come di lì a poco dimostrerà Mani Pulite. Il socialismo valdostano non faceva eccezione.
Però non mi piace inchiodare la gente al passato: non so se nel frattempo Milanesio sia cambiato. Certamente sono mutati i valdostani, la cui indifferenza verso la questione morale è analoga a quella delle termiti craxiste. Dov’è finito il fiero popolo montanaro, sobrio ed austero, di cui parla la propaganda rossonera? Milanesio fu un precursore.
Per la Vallée è fondamentale uscire dall’attuale localismo, e questo è possibile anche ricordando al resto dell’Italia che la Valle d’Aosta ne è parte. C’è la speranza che “il Fatto Quotidiano” si occupi della nostra regione, magari collaborando con quei pochi professionisti valdostani, degni di tale nome ?Mah, ho ricevuto proposte in tal senso da Nuccio Ciconte, redattore capo: chiaro che ne sono lusingato, al Fatto Quotidiano la selezione del personale è rigidissima e io sono un vecchio pincopallo di provincia.
L’idea sarebbe quella di raccontare al Paese questa repubblichetta in cui , grazie al leghismo dell’Union, da tempo la Repubblica è morta nelle coscienze. Insomma una cronaca dalla post Italia.
Certo, farsi largo tra colleghi della statura di Massimo Fini o di Luca Telese mi fa tremare la penna.Però, con l’umiltà del caso, ci proverò.
Tutto il bene possibile per molteplici ragioni: in primis perché è un esperimento editoriale unico, in quanto per la prima volta dal 1861 appare un editore “puro”, talmente fiducioso nell’equilibrio del mercato e nel valore della concorrenza da rifiutare i finanziamenti pubblici.
In secundis il sostanziale consociativismo del PD col sistema berlusconista da circa 15 anni apre uno spazio politico-editoriale largo come un’autostrada, per chi voglia percorrerlo. L’opposizione è un valore democratico di sistema, l’inciucio un cancro.
Terza ragione: il giornale non si fa condizionare dalla lobby degli inserzionisti pubblicitari, che ormai interferiscono nell’agenda di ogni direttore. Punta a vivere di abbonamenti, non di rèclame di sarti per signora e signorini.
Cos’ha di diverso “Il Fatto Quotidiano” rispetto agli altri giornali e quelli valdostani in particolare ?
Credo di aver già risposto prima. La Vda? Tranne alcune lodevoli eccezioni, mi sembra che il giornalismo rossonero, anziché informazione in favore dei cittadini, si occupi piuttosto di marketing politico-turistico in favore dell’establishement.
E’ il giornalismo di Bossi : “descrivere il territorio”, come pudicamente si dice. Ossia fare da addetti stampa di riserva gli assessori, privilegiare la comunicazione istituzionale. Che non è informazione.
Tu conosci alcuni dei collaboratori di questo giornale, che tra l’altro sono stati anche ospiti dell’Espace. Cosa pensi li abbia convinti ad intraprendere questa avventura ?
In alcuni casi parlo di amici, quindi fate la tara al mio entusiasmo. Valori ormai desueti e irrisi quali il rispetto e l’amore per la propria professione, per la libertà di espressione. Poi metteteci anche la dignità professionale e l’ amore del rischio.
Essere cittadini decenti nella post-Italia berlusconista e leghista è difficile. Fare decentemente il giornalista, quasi impossibile . Però alcuni ci provano. Non tutto è “mercato”.
Una delle caratteristiche di questo giornale è la memoria giudiziaria, e non solo, rispetto ad importanti vicende che hanno scosso il paese. La stessa cosa non si può dire per la nostra stampa. Se prendo il caso della recente nomina di Milanesio, vedo che i media si limitano a dire che si trattava di un personaggio discusso, ma non c’è nessuno che gli “legge la vita”. Hai voglia di farlo tu, in maniera sintetica, per i nostri cinque lettori ?
Bruno Milanesio, socialista, negli anni 70 viene condannato come assessore regionale al Turismo per la speculazione dell’Alpila, che lo rese carcerato e ricco. Nel craxismo, portato al potere impedendo il compromesso storico con una “guerra a bassa intensità” iniziata con piazza Fontana, con buona pace di Veltroni non era presente alcuna spinta riformatrice della società: solo l’impulso di liberalizzare il furto.
Nella corte di re Bettino l’indifferenza verso la questione morale era assoluta, come di lì a poco dimostrerà Mani Pulite. Il socialismo valdostano non faceva eccezione.
Però non mi piace inchiodare la gente al passato: non so se nel frattempo Milanesio sia cambiato. Certamente sono mutati i valdostani, la cui indifferenza verso la questione morale è analoga a quella delle termiti craxiste. Dov’è finito il fiero popolo montanaro, sobrio ed austero, di cui parla la propaganda rossonera? Milanesio fu un precursore.
Per la Vallée è fondamentale uscire dall’attuale localismo, e questo è possibile anche ricordando al resto dell’Italia che la Valle d’Aosta ne è parte. C’è la speranza che “il Fatto Quotidiano” si occupi della nostra regione, magari collaborando con quei pochi professionisti valdostani, degni di tale nome ?Mah, ho ricevuto proposte in tal senso da Nuccio Ciconte, redattore capo: chiaro che ne sono lusingato, al Fatto Quotidiano la selezione del personale è rigidissima e io sono un vecchio pincopallo di provincia.
L’idea sarebbe quella di raccontare al Paese questa repubblichetta in cui , grazie al leghismo dell’Union, da tempo la Repubblica è morta nelle coscienze. Insomma una cronaca dalla post Italia.
Certo, farsi largo tra colleghi della statura di Massimo Fini o di Luca Telese mi fa tremare la penna.Però, con l’umiltà del caso, ci proverò.

