Salviamo la sede della società di mutuo soccorso di Pont

Sono assolutamente d’accordo con l’allarme lanciato da Romano dell’Aquila dalle pagine della Stampa.
È necessario mobilitarsi per salvare dalla demolizione la sede della gloriosa società di mutuo soccorso di Pont. Non si tratta di archeologia, ma di politica: chi conserva la nobiltà delle proprie radici politico-culturali si legittima anche nella società contemporanea.
Adesso che il muro di Wall Street, la favola del libero mercato dei monetaristi di Chicago e quella dello sviluppo senza fine dei manager alla cocaina è finita , adesso che persino gli Usa scoprono lo stato sociale, è bene che ognuno faccia i conti con la propria storia.
E’ all’interno del mondo operaio e della Sinistra che nascono e si sviluppano le prime idee di solidarietà, di mutuo soccorso.
Il mondo contadino? E’sede e custode della “tradition”, e dunque considera giusti gli assetti sociali dell’Ancien Régime: il padre-padrone, il lavoro minorile, le giornate lavorative di 18 ore, la schiavitù femminile, le streghe, il governo dei preti. Nessuna idea accolta dalle moderne società democratiche nasce dal pensiero contadino. Non la libertà di stampa, non il pluralismo politico, non la libertà di coscienza , non la rappresentanza tramite voto.
Il primo abbozzo di moderno stato sociale nasce con le ottocentesche società di mutuo soccorso..
Le prime idee socialiste, quelle che Craxi dilapiderà un secolo dopo, sono nobili e condivisibili. Nascono dal seno delle gente della fabbriche, quegli operai che tanto hanno dato alla storia politica ed alla crescita sociale del nostro paese.
Dunque la società di mutuo soccorso di Pont è un gioiello di famiglia della Sinistra, anche di quella attuale, sinistrata in mille rivoli, patetici e suicidi nel loro autolesionismo: è una testimonianza, un pezzo della nostra anima, una “racine” cui non bisogna rinunciare.
Salviamola, noi dal cuore rosso che non si vergogna di battere ancora: in un colpo solo possiamo contemporaneamente rispettare la storia ed anche noi stessi. Non succede spesso in Italia, in Vda quasi mai.
Non voglio che fra qualche anno si legga, sui soliti manualetti di propaganda unionista mascherati da libri di storia, che l’autonomia è stata fondata da Chanoux, l’aspirina è stata scoperta da Chanoux, lo stato sociale inventato da Chanoux, i diritti sindacali difesi da Chanoux e la legge sul lavoro minorile è stata scritta da Cerlogne.
Non lasciamoci togliere anche la dignità storica, visto che quella politica ce la siamo giocata da soli.

10 Commenti:
Ben scritto e spiritoso come sempre.
Solo, due domande:
- la prima: dove lo vedi lo stato sociale negli USA? Nel salvataggio delle banche? Nella proposta di internamento preventivo anche sul territorio americano? Nell'aumento ulteriore del bilancio del Pentagono? Nel rifiuto di pubblicare le foto delle torture?
- la seconda: padrone certo di caricaturare il mondo contadino, di opporlo a quello operaio, di vedere in Chanoux un fastidioso nemico (fossi stato presente all'epoca, e non ci avessero pensato i nazifascisti, magari te ne saresti occupato tu...). Ma sei proprio sicuro che siano queste le battaglie che si devono combattere oggi?
Farò un eccezione di galateo rispondendo ad un anonimo. Non vedo ancora lo stato sociale in Usa, se dopo nemmeno 100 giorni di Obama fossimo già al welfare europeo, a Washington governerebbe Zorro o Mandrake.
Pure mi sembra di scorgere passi in quella direzione. Lei è di quelli si aspettano Obama socialista, il disarmo unilaterale americano, la Cia tramutata in una onlus , la fine dell’imperialismo e “mettete dei fiori nei vostri cannoni?”
Arrivare al multilateralismo sarà già molto, per la tortura non pagherà nessuno perché sennò Obama si ritroverebbe con una fronda pesantissima di esercito e Servizi, già provare a eliminare la vergogna giuridica di Guantanamo sarebbe tantissimo.
I criminali di guerra che hanno governato con Bush, tra cui il “valdostano” Cheney ( Caveri dixit!), hanno fatto regredire la civiltà giuridica di secoli, eliminando l’habeas corpus e legittimando l’uso della tortura come i nazisti. Già arrestare questo processo e recuperare Beccaria (conosce?) sarà un fatto storico.
Di Chanoux ho scritto sul giornale degli azzurri che “ la misera ed eroica fine del povero notaio fu promossa a fulgido esempio di una lotta che altri ( i comunisti valdostani, ndr) avevano combattuto più a lungo, più duramente e pagando un prezzo più alto”.
Mi riferisco al fatto che Chanoux, iscritto al Fascio per comodità dal 1928 al 1943, fu rappresentante di quel timido afascismo di matrice cattolica che attese la caduta di Mussolini e la certezza della sconfitta italo-tedesca per manifestarsi.
All’interno della Resistenza, dal 1943 al 1945, tale tendenza espresse teorie “attendiste”: cari partigiani non sparate un colpo, attendete che giungano gli angloamericani a liberarci.
La libertà verrà da fuori, sarà un regalo dei vincitori.
I miei bisnonni politici rossi come Pietro Carral invece pensavano che bisognasse liberarsi da soli, senza attendere regali: dunque non aspettarono il 25 luglio del 1943 per praticare l’antifascismo, ma si diedero alla lotta clandestina.
Tant’è vero che andarono in galera dal 1928 al 1933, restando poi sorvegliati speciali, ma mai presero la tessera del Fascio: questo fu Pietro Carral di La Salle.
Emile Lexert non attese nè prese tessere: tra il 25 luglio 1943 e l’8 settembre era già in montagna, con la sua 183 brigata Garibaldi
Le faccio grazia delle biografie dei valdostani garibaldini rossi in Spagna: mica hanno aspettato che il Fascio cadesse da solo per combatterlo. Sono andati fino a Madrid.
Sergio Graziola di Morgex prese la tessera, ma quella del Pci clandestino:si era nel 1936...
Capito la differenza tra un antifascista ed un afascista?
E per il fatto di reclamare una corretta visione storica, sorretta da prove documentali, che valorizzi anche in Valle il contributo dei comunisti alla Resistenza, lei arriva a sostenere che all’epoca avrei potuto eliminare Chanoux considerandolo un nemico?
Si vergogni, se ci riesce.
Dulcis in fundo: quella che lei chiama “caricatura del mondo contadino” è la parafrasi di alcuni scritti dell’Abbé Treves, che come tutto il clero reazionario , anti-liberale ed anti-italiano tra il 1871 (nascita regno d’Italia) ed il 1929 (concordato tra Mussolini e Vaticano) esalta il ruralismo contadino contro le idee sovversive della città, dove fornicano nelle fabbriche gli operai socialisti.
SSi è offeso e me ne dispiaccio. Ma il suo astio per tutto quello che è valdostano (in senso storico) finisce per nuocere al suo argomentare. Il che è un peccato, vista la notevole mole di elementi a sua disposizione e la lucidità di alcune sue analisi, opinabili certo, ma perlomeno serie.
Due parole sulla resistenza. Straordinaria quella comunista, certamente, e spesso interpretata da uomini dall’altissimo valore morale. Ma anche eterodiretta e talvolta, nel nome certo di un ideale, non meno cinica e sanguinaria di coloro che voleva sostituire al potere. Che gruppi comunisti abbiano ucciso anche altri resistenti di diverso orientamento è fatto provato, così come è provata la posizione attendista o addirittura collaborazionista dei comunisti per la durata del patto Ribbentrop-Molotov (da cui la mia battuta, pesante e inopportuna , di cui le chiedo scusa). Non sminuisce certo il valore individuale di coloro che combatterono (e spesso morirono), ma inquadra il problema in un’ottica che poco o nulla ha a che fare con la libertà. Con tutti gli spaventosi limiti che l’essere stati liberati dagli anglo-sassoni ha comportato, tra cui il doppio, o triplo, stato massomfioso con il quale convivamo, non vi è comune misura con le sofferenze patite da coloro che hanno visto la scomparsa del totalitarismo nazista sostituita dall’orrore comunista.
Quanto non era antifascismo comunista diventa poi per lei afascismo. Lei ha certo ragione nel sottolineare, diciamo così, un certo attendismo dell’antifascismo cattolico e regionalista. Ma, mi sembra, ha torto nel vederci esclusivamente la prova di una vigliaccheria di fondo o, di fatto, di un sicuro collateralismo con il fascismo. Per quanto riguarda il cattolicesimo, un’istituzione come la Chiesa, che ha alle spalle 2.000 anni di storia e di esercizio del potere (in modo spietato quando era possibile), gioca sui tempi lunghi e sul logoramento dell’avversario più che sullo scontro frontale. Mentre firmava il Concordato, si preparava a una durissima battaglia contro il fascismo sulla formazione della gioventù, fedeli alla regola gesuita che vuole un uomo educato fino a sette anni da un’istituzione religiosa proprietà della stessa per il resto della sua vita. E allevava discretamente, per esempio nella biblioteca vaticana, la classe dirigente che avrebbe rimpiazzato il fascismo. Per quanto riguarda il regionalismo, occorre comprendere che, mentre i comunisti avevano Mosca e l’URSS (e infatti, sparita quest’ultima, sono spariti anche loro, con buona pace dell’”eterno ideale”), mentre i cattolici avevano la Chiesa, i fautori di uno stato non accentrato erano soli. Dovevano quindi razionalmente attendere il momento più propizio per cercare di far pesare le loro magre forze. Detto più crudamente, per combattere uno stato ci vuole un altro stato oppure il suo appoggio. Per chi non può disporne, occorre attendere che lo stato oppressore sia in disfacimento, una sorta di res nullius. Il che è quanto appunto avvenne nel 1943. Che quest’evidenza strategica sia stata utilizzata da molti, dalla grande maggioranza dei regionalisti, glielo accordo, per fare la resistenza in poltrona, soli e al buio, al fine di non correre nessun rischio, è, temo, vero. Ma che questo sia “afascismo”, no. (segue)
Ancora: lei identifica, con liberissima parafrasi di Trèves, il mondo contadino con l’oscurantismo, l’ignoranza, in altri scritti con la sporcizia (si sente sente sempre un po’ di puzza di letame quando parla della Valle d’Aosta di una volta). Nuovamente, è difficile darle completamente torto. Contrariamente alla Svizzera, in Valle d’Aosta l’agricoltura di montagna non ha mai potuto o saputo assumersi, e cioé accettare i pregiudizi altrui e farne parte integrale di un’identità collettiva di cui essere fieri e correggere nei punti deboli. Non è un caso che la Svizzera sia il paese più pulito del mondo e con un tasso di istruzione elevatissimo: è invece la secolare reazione all’immagine proiettata in Europa fin dal alto medioevo dello Svizzero come sporco, puzzolente, zoofilo e ignorante. E non è un caso che ancora oggi le mucche – sì, le mucche – svizzere siano pulite, mentre quelle valdostane sono sporche. Ma dove ha a mio parere torto è nel considerare questa caratteristica come fatale, immutabile e ontologcamente legata al mondo contadino (l’esempio svizzero dimostra appunto il contrario) o nel credere che il cattolicesimo regionalista avesse come scopo la continuazione di questo stato di cose. Al contrario, proprio gli scritti di Chanoux dimostrano (anche a proposito dell’abuso di alcool, per esempio) che egli intendeva profondamente riformare le storture che gli passavano quotidianamente sotto gli occhi. Così come dimostrano che egli era perfettamente cosciente della perversione nei comportamenti che certa rassegnazione e fatalismo effettivamente collegati al cattolicesimo reazionario causavano.
Infine: no, non ho mai creduto ai fiori nei cannoni, a maggior ragione in uno stato in cui un presidente, lui stesso generale, ha messo inutilmente in guardia contro il complesso militar-industriale. Quanto mi stupisce è invece che lei pensi che in un modo o in un altro quel sistema sia emendabile. Tutte, dico tutte, le decisioni di Obama sono improntate al medesimo disegno che regge le sorti di quella nazione almeno dalla morte di Kennedy (il solo che provò forse a modificarlo). Dalla scelta dei responsabili finanziari – i veri autori della catastrofe che oggi dovrebbero “risolvere” –, alla designazione del collaboratore più stretto, il segretario generale della Casa Bianca, all’ulteriore aumento dei bilanci militari e all’estensione della guerra al Pakistan, tutto indica che Obama è solo una figura infinitamente più presentabile di Bush per continuare però la stessa politica. Obama, è provato, è formato all’uso della PNL (programmazione neuro-linguistica), il che spiega quel senso di appagamento che si prova ad ascoltarlo e a vederlo. Le Bon sarebbe ammirato della sua bravura. Ma i fatti raccontano un’altra storia. Anche, e soprattutto, nel campo che lei molto giustamente identifica come fondamentale, la libertà personale e l’habeas corpus. Contrariamente alle sue, quelle sì, temo, zuccherose speranze, Obama sta ulteriormente ampliando la possibilità della detenzione senza processo anche in territorio americano. Se lo avesse fatto Bush, si sarebbe alzato un grido di orrore nel mondo. Siccome è invece è Obama, ci si distrae. Il che è probabilmente proprio la ragione per cui è stato messo alla Casa Bianca.
L’unica nota positiva, se ce n’è una, è che la nuova ammistrazione sembra vedere come fumo negli occhi Berlusconi, anche se certo non a causa dei suoi atteggiamenti da vecchio sporcaccione. Visti i poteri, tutt’altro che trasparenti, che sostengono anche quest’ultimo, lo spettacolo promette di essere interessante. Ma sappiamo già che, se saremo contenti che uno sia sconfitto, ci dispiacerà dover riconoscere l’esistenza di un vincitore, qualsivoglia esso sia. A tentare un’analogia, pensiamo agli anni ’70. Un durissimo scontro vede soccombere, all’interno della CIA, i fautori della soluzione del colpo di stato militare in Italia. Una buona notizia, si direbbe, hanno dunque vinto i “buoni”. Salvo che il piano di questi era la strategia della tensione...
Con ogni cordialità e nuovamente scuse per l’offesa involontaria.
Scuse accettate volentieri, grazie. La sua analisi è condivisibile, ma lei mischia il piano storico con quello politico, mentre io li tengo separati.
Io mi batto contro la sparizione dei comunisti valdostani dalla storia della Resistenza. Non si può farli sparire dagli avvenimenti in nome della giusta analisi politica (a posteriori) che il rovesciamento del Fascismo , per loro, fosse solo una tappa intermedia per regimi di “democrazia popolare”, per fortuna evitati dalla DC.
Ma nel valore liberatorio della Resistenza rossa credettero anche figli di liberali come Giorgio Amendola e azionisti come Ferruccio Parri.
Lo stesso Togliatti, che negli anni moscoviti aveva capito benissimo che i partiti eterodiretti finivano nel gulag, con la svolta di Salerno (1943) immediatamente chiarì che in Italia non si faceva nessuna rivoluzione, nessuna dittatura dei soviet, nessuna insurrezione.
L’obbiettivo era una “democrazia progressiva”, sintesi mirabile dei principi liberali, del solidarismo cattolico e del progressismo social-comunista.
Ma questa non è la nostra Costituzione?
Non a caso la Carta, figlia di queste nobili filosofie politiche, è odiata dai Celti d’avanspettacolo della Lega e dai peronisti mediatici del Berluska, che del liberale classico non ha nemmeno un connotato.
Queste due compagini non hanno filosofie politiche, una difende interessi territoriali identitari al limite del razzismo, l’altra interessi televisivi e progetti piduisti.
Il loro orizzonte culturale ? I primi, la cassoeula, il dialetto e i rutti. I secondi, l’overdose di spot, le tette al vento e il processo del lunedì di Biscardi.
Altro paio di maniche analizzare invece il fatto che una componente non esigua del Pci, quella di Secchia, fosse eterodiretta da Mosca, e credesse un mero espediente tattico la svolta di Salerno. Emile Lexert però non ebbe il tempo di partecipare a questo dibattito: cadde combattendo un mese prima di Chanoux (18 Aprile 1944), e nemmeno un cane lo ricorda.
Non credo che Obama sia una mera operazione maquillage, ma che rappresenti invece un’ipotesi di cambiamento di questo tipo: cercare di creare, all’interno degli Usa , come dice Krugman, “una società relativamente ugualitaria, supportata da istituzioni che limitano gli eccessi di ricchezza e di povertà, più libertà civili e ritorno allo stato di diritto”.
All’esterno? Mutando leggermente la struttura produttiva Usa rovinata dai pirati di Wall Street, forse non sarà più necessario l’accapparramento metodico, tramite guerra preventiva, di ogni risorsa mondiale.
Insomma un imperialismo un po’meno aggressivo. Al posto della polmonite fulminante, una robusta bronchite
Che possibilità avrà Obama di realizzare questo programma? Se marcerà spedito verso riforme radicali, lo accopperanno subito tramite un Oswald nero addestrato e gestito da una delle 43 agenzie spionistiche Usa. Scommetto su di una Pantera Nera, che lo accuserà di essere troppo moderato, di aver tradito le speranze nere.
Così, con un killer mascherato da militante di Sinistra, non si dovrebbe capire che il colpo viene da Destra.
Se invece Obama sarà accorto e moderato potrà sperare di salvare la pelle, ma riuscirà a realizzare un decimo del suo splendido programma.
Vede che poi, alla fine, non nutro alcuna speranza zuccherosa?
Stia bene, grazie della discussione.
Però, dopo averla seguita volentieri nel giro del mondo, torniamo a Pont? La salviamo questa sede della società di mutuo soccorso operaio?
cordiali saluti
Traduco letteralmente il pensiero dell’abbè Treves sul ruralismo.
L’opera è “Storia della Vda contemporanea di Elio Riccarand ,1919-1945”, pagina 104:
“il contadino forma, dopo il clero, la classe più ordinata di tutta la nazione, quella più seria e più fermamente fedele al suo dovere sociale. Lui lavora abitualmente da 12 a 14 ore al giorno, quando non arriva, se necessario anche a 16, 18.
Però da lui mai scioperi, mai rivoluzioni! Mentre nelle città soprattutto la classe operaia, e talvolta anche quella degli impiegati pubblici, questi ultimi pagati con i soldi pubblici di tutti noi, per il minimo contrattempo, per la minima banalità, abbandonano gaiamente il lavoro, il servizio pubblico!
Sano, onesto, morigerato, il contadino finisce raramente in prigione. Quest’ultima invece, anch’essa pagata dai nostri soldi pubblici, per tre quarti del tempo è piena di abitanti della città, di cittadini. Il contadino è il primo soldato e il più fermo sostegno della patria. Egli ha per il suo terreno, che innaffia tutti i giorni col suo sudore, un attaccamento inviolabile.
Si determina un cataclisma nazionale, uno spaventoso terremoto, una vasta rivolta popolare?
Subito delle classi di coscritti vengono chiamate alle armi.
E il figlio del contadino lascia l’aratro e il suo bastone di pastore e risponde velocemente all’appello della nazione in lacrime o in pericolo.
La disgrazia è sanata, l’ordine pubblico è ristabilito. Senza il soldato-contadino, montanaro, le orgogliose città , sterili e vane, incapaci di difendersi da sole dalle fiamme della rivoluzione che si innalzano terribili e d inesorabili dal loro seno egoista, materialista e godereccio, già da tempo sarebbero precipitate dalla cima dell’Italia in un cumulo di rovine”.
Dunque riassumiamo: il vero dovere sociale è quello di lavorare come bestie 18 ore al giorno, la virtù è quella di non scioperare, operai ed impiegati pubblici sono dei lieti perdigiorno che cercano ogni scusa per non lavorare, la galera è piena di cittadini ma mai di contadini, una vasta rivolta popolare è assimilata ad un cataclisma come il terremoto, il dovere del contadino-soldato è ristabilire l’ordine pubblico, le città sono di animo egoista, materialista e godereccio.
Grazie a queste caratteristiche sono le città che generano le fiamme della rivoluzione, da cui poi sono incapaci di difendersi senza il montanaro-soldato, che spara nelle chiappe degli scioperanti.
Antifascista Treves?
Touché! Alla prossima puntata la replica.
Torno invece alla sede del mutuo soccorso: sì, va salvata. Anzi, dovrebbe diventare un bel museo che celebri, come deve esserlo, la straodinaria virtù di coloro che, sfruttati a morte da un sistema capitalista, al suo interno riuscirono a creare oasi di umanità. E proprio il fatto che la sua collocazione finirà per apparire illogica, visto che blocca l'ampliamento di una strada, costituirà in realtà la prova dell'importanza che una società ormai marcia come la nostra sa comunque riconoscere a valori superiori. Se, al contrario, questo non avverrà, sarà la prova che ormai meritiamo quanto ci accade.
A proposito appunto del presente, sollecito implorante un suo intervento su due fatti di cronaca. Il primo è il ponte sul Buthier, per il quale verranno spesi altri 150 mila euro, come ci annuncia con la faccia da c... che è la sua l'assessore Follien. Tutti sappiamo chi è il preclaro progettista di questo capolavoro, e tutti sappiamo quali perle abbia realizzato nel passato e quali si prepari a mettere in cantiere in futuro. La domanda è allora: cosa fa la magistratura? Ormai la stagione sciistica è finita, e un po' di attività primaverile sarebbe benvenuta. Cosa fa la Corte dei Conti, a parte dispensare il suo sapere nell'Università della Valle d'Aosta, di cui conosciamo l'augusto presidente?
Nello stesso registro, ma più grave. I Leveque chiedono un sacco di soldi alla Gestione straordinaria del Casino'. L'esimio ragionier Bo annuncia garrulo che sino a oggi, come "liquidatore", ha incassato la misera somma di 1.400.000 euro + 35.000 euro all'anno dal 2004, meritandosi persino una battuta feroce da parte di Leveque, notoriamente persona che conosce i vizi cui può soccombere la fragile natura umana. Problema: come mai si è giunti a questa situazione? Nessun responsabile? Sfasciano un Casino', nello sfasciarlo si dimenticano persino di pagare l'affitto e a nessuno viene chiesto di rendere conto? COSA CAZZO STANNO FACENDO coloro che dovrebbero per l'appunto interessarsi di queste cose, a parte rompere i coglioni a coloro che considerano che così non va? Oso una domanda ovviamente provocatoria: non è che per caso fanno parte anche loro, come dire, di quella gente di mondo che del codice penale fa un uso particolarmente selettivo?
Rieccomi.
Leggo oggi, sotto la penna del coraggioso Martinet, davvero un giornalista lontano dal potere, che la regione ha speso, in questi anni di contenzioso, oltre 10 milioni di euro di spese legali, incassati in grandissima parte dallo studio Rossotto di Torino. Sarà mica quello studio di cui è socio il fratello di ... e in cui lavorava il figlio "sabaudo" di...? Perché allora, come dire, ecco la risposta alla domanda fatta prima. Chissà cosa ne direbbe Squillante...
Caro amico anonimo,
Non posso rispondere ai suoi quesiti per una ragione di metodo: gli interlocutori nel sito dell’Espace devono essere pubblici, e poi è buona norma attenersi al tema indicato, che nella fattispecie riguardava la società di mutuo soccorso di Pont St Martin.
Spero di occuparmi presto degli argomenti da lei indicati in pagine di giornali nazionali. E’ giusto che queste perle amministrative abbiamo la ampia pubblicità che meritano.
Giusto. E' a livello nazionale, anzi internazionale, che la questione dell'amministrazione dissennata della Valle d'Aosta va sollevata. Se posso permettermi un suggerimento, aggiunga che gli stessi che sono riusciti a far perdere denaro a una casa da gioco e a creare un contenzioso di 500 milioni di euro si preparano adesso a lanciare un progetto di ben due linee di metropolitana per una città di 35.000 abitanti. Prima o poi, si spera, qualcuno verrà a dare un'occhiata a quanto accade al riparo dei monti... Torniamo a Trèves. Lo può definire reazionario, ottuso, imbevuto del clericalismo più retrogrado, ma non fascista. Il fascismo nasce come repressione dei moti anche contadini da una parte e come abbraccio entusiastico e volontaristico della modernità e dello sviluppo tecnologico. So bene quanto lei che è difficile tracciare il perimetro esatto delle radici culturali di questo movimento. Pure, è indubbio che il futurismo, il "dannunzismo", il culto della forza anche meccanica, il mito dell'uomo seduttore e sciupafemmine, vi tengano un ruolo fondamentale. Se guardiamo alla Chiesa, certo essa vide nel secondo fascismo, quello in cui Mussolini si stacca definitivamente dall'ala movimentista e dai vari Farinacci per cercare di assurgere alla statura di uomo di Stato, un tranquillizzante baluardo contro l'emancipazione dei ceti più poveri. Ma questo non toglie che, alla radice, il fascismo fu un movimento rivoluzionario. Mussolini nasce e muore come socialista massimalista repubblicano. A tal punto che, in Valle, i sostenitori convinti del fascismo furono proprio quelli che ritenevano la Chiesa e il suo peso un freno allo sviluppo industriale ed economico della Valle. Quanto al tema della città che corrompe gli animi puri che invece si ritroverebbero nelle campagne ove il lavoro redime dal peccato originale, il tema è non solo ben più antico del fascismo, ma gli sopravvive largamente e non solo in Italia. Trèves antifascista convinto? Probabilmente no. Trèves fascista o filofascista? Per niente. Trèves, secondo la sua bella definizione, afascista? E' possibile. Il che, però, non autorizza appunto, come mi pare faccia lei e certa storiografia di estrema sinistra, ad arruolare come complici oggettivi del fascismo tutti quelli che non propugnavano una rivoluzione di senso opposto.
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